Incredibile mix di esotismo, erotismo, esoterismo e fantapolitica, Adler rinnova la tradizione della narrativa sperimentale e aggressiva, che in alcuni momenti sa rendersi inaspettatamente dolce e incantata.
Lontano anni luce dalla scarsa vena creativa contemporanea, Max Adler è la forza suprema del raggio solare, è l'enigmatico riverbero orgonico della luna. I posteri lo adoreranno!
Chiara StellaNomade Psichico (2008)
In tempi di rapida decadenza, economica, morale e militare, fra le forme d'arte che raccolgono maggiori consensi possiamo citare sicuramente l'horror e il neoromanticismo oscuro. Così in Chiara Stella è stato facile rimestare nel torbido, proponendo quadri sensuali di scene erotiche tra minorenni; più avventuristica la scelta di sogghignare sulla forma di tortura contemporanea più in voga, ovvero l'ipermedicalizzazione creativa, coi suoi riti e le sue splendide bugie.
Molti preferiranno il sesso, ma l'economia di mercato sa soprattutto essere morbosamente necrofila.
Osro Soliman, gennaio 2008
L'America è fottutaNomade Psichico (2007)
Chi (si) è fottuto?
Si affaticano. Si affannano. Si agitano fino a rimanere senza fiato, esauriscono tutte le loro energie fisiche e mentali per spiegarci che è colpa di una fazione politica (questa o l'altra), di un singolo figurante, di un certo ingranaggio malfunzionante se tutto sta crollando a precipizio. Ecco allora le istituzioni, i mass media, le scuole, i politici scongiurarci di credere ancora in qualcosa, in qualcuno, di continuare ad andare a votare, di continuare a consumare, di preoccuparci dell'andamento del campionato di calcio. In definitiva, dovremmo ancora interessarci di questa umanità decrepita, devastata e finita. Lo sanno. Dovremmo davvero partecipare al "dibattito", per spirito civico? No, grazie. Quando viene indetta l'ennesima inutile assemblea, l'ultima insulsa manifestazione, quando è d'obbligo infervorarci sui vari "scandali", noi allora prenotiamo un tavolo in una bella pasticceria, una buona bottiglia di Malvasia nera, in tasca l'ultimo romanzo di Max Adler.
E intanto l'America è fottuta.
Da Nomadepsichico.it, gennaio 2007
Chi non si perde è perduto
Nomade Psichico (2006)
Diamo importanza all'acqua che esce dal rubinetto? No. Allora ci hanno ingannato. Tempo fa. Il manifesto politico, ideologico, letterario e umano di Max Adler, che ripercorre i suoi romanzi (allegando alcune recensioni avute e commentandole), preconizza una devastante crisi energetica che catalizzerà mutazioni sociali profonde, espone il suo rifiuto della lettura/cultura (per Adler non occorre leggere, ma agire) e traccia le coordinate del suo 'astrosocialismo', un anarchismo che propugna il ritorno dell'uomo alla Natura, non inteso come apologia del pic-nic o ambientalismo d'accatto ma come teorizzazione della necessità dell'estinzione dell'uomo e del ritorno alla purezza dell'energia cosmica (in senso quasi Reichiano). Un approccio, quello astrosocialista, che trova la sua peculiarità nel rifiuto della tesi (comunque declinata) che la difesa del lavoro sia centrale, e nella proposta di abolizione del lavoro in favore del gioco. Il gioco, attenzione: non quello pseudogioco che definiamo sport né tantomeno l'abominevole intrattenimento, arma propagandistica e metodo di interferenza contro le vere e sane pulsioni degli esseri umani.
Da Mangialibri.it, 25/06/06
Infiniti mondi
Nomade Psichico (2005)
Max Adler, Infiniti Mondi
Max Adler è il romanziere di punta delle Edizioni Nomade Psichico, che dopo La Cella di Eva (1999), Ti amo Hamid (2001), L'ultima Scala (2002) e Nell'Europa dei ginn (2003), presenta una storia strabiliante, un magico tappeto volante psichedelico per viaggiare sopra l'intera pianura padana, di cui è possibile dunque osservare tutte le nefandezze, le bassezze, ma anche tutte le intatte possibilità di rinascita, fino a configurare una possibile ricostruzione di una nuova "civiltà", di un pensiero autoctono pulsante di vita e irriducibile, come ai tempi del Rinascimento. Il capofila di questo mutamento in essere è Enrico, 38 anni, uomo molto sensibile e molto selvaggio, capace di difendere il valore della vita a tutti i costi. Amore, passione, ecologia e politica si mescolano in una "science fiction" dai tempi strettissimi, uno stile che caratterizza in pieno l'arte narrativa di Adler, fin dagli anni de La Cella di Eva. Leggendo Infiniti Mondi scopriamo che la libertà e la bellezza contano molti nemici in pianura padana, ma questi sordidi personaggi cadranno storditi nel maestoso fiume Po, che li scaricherà nella foce del giusto oblio. E rimarranno solo le foreste, il canto degli eleganti uccelli, e il respiro di esseri umani che non avranno nulla da spartire con gli odierni rapaci distruttori della biosfera denominati "homo sapiens sapiens".
Treviso C'è, novembre 2005
Nell'Europa dei ginn
Nomade Psichico (2003)
Quel terribile futuro dell'Europa
Un intrigante viaggio nelle nature in un libro di Nomade Psichico
I "ginn" sono tra noi. Invisibili, nella loro natura di "geni", al più degli umani, ma assistono alle nostre sorti. Pronti a manifestarsi ai sensibili quando si farà palpabile lo scontro tra macro e micro economie, tra il futuro e il futuribile, tra il denaro e l'ambiente. È un viaggio interiore, nelle diverse nature sensibili e soprasensibili, lecita esorcizzazione di ciò che è temibile, quello narrato dallo scrittore Max Adler nel suo Nell'Europa dei Ginn, fresco di stampa per i tipi della casa editrice "Nomade Psichico". Adler, che delle Edizioni Nomade Psichico è editor, compone la narrazione in tre tempi, caratterizzati da tre distinti protagonisti e da un unico filo conduttore. In un'Europa (post) moderna è acuito lo scontro definitivo tra le potenze politiche ed economiche e la sensibilità ambientale verso la natura, pronta a ribellarsi ai soprusi e ai veleni che la cosiddetta civiltà produce e impone. Ma in questo panorama di scontri e giochi di potere irrompe una forza superiore, invisibile agli occhi umani ma presente, capace di presentarsi e svelare forse una via più composta all'esistenza.
La Voce di Mantova, 14/10/2003
L'ultima ScalaNomade Psichico (2002)
L'Ultima Scala, ovvero il romanzo metafisico di Ulisse Barbieri
Recensiamo questa settimana un libro delle Edizioni Nomade Psichico dal titolo "L'ultima scala", un romanzo scritto da Max Adler e dedicato a Ulisse Barbieri, drammaturgo, romanziere e poeta (1841-1899) che è anche uno dei personaggi che popolano la trama, alquanto insolita. Gli episodi si snodano infatti in modo confuso sullo sfondo di campi di calcio, di interessi economici e le tele sottili tessute da spiriti del bene e del male che compaiono improvvisamente per poi scomparire nel nulla, lasciando perplesso il lettore, in un susseguirsi di soliloqui filosofici sull'esistenza ormai giunta alla fine di Ulisse Barbieri, che si trova a vivere in un mondo che non sente più suo e dal quale sta per allontanarsi senza scalpore, scendendo silenziosamente l'ultima scala del palcoscenico. La Pistis Sophia, i demoni Sabaoth e Jaltabaoth, sono soltanto alcuni tra i personaggi più fantastici di questo sconcertante romanzo, scritto più con l'occhio rivolto a flash di immaginose percezioni e di misticheggianti intuizioni che non ad un costrutto narrativo lineare, retto da una ferrea logica. L'ambientazione del romanzo è nella Pianura padana (dove visse Barbieri) ma si tratta di un'ambientazione pretestuosa, in quanto il vero ambiente del romanzo è costituito dagli spazi metafisici della psiche e dell'assoluto, dove le vicende narrate sembrano stemperarsi in una continuità senza tempo. Un testo dal formato tascabile, che ricorda quello di un cd, certo di non distensiva e facile lettura, che procede in modo inaspettato, con frequenti digressioni da quella che dovrebbe essere la linearità razionale del racconto, mescolando episodi, personaggi e periodi diversi in un tutto magmatico e decisamente fuori dall'ordinario.
Settimanale Monviso, 17/04/2004
Ti amo Hamid
Nomade Psichico(2001)
Intervista a Max Adler
In uscita per la Nomade Psichico il suo nuovo romanzo, "Ti Amo Hamid": Bagdad 1000 d.c. tra terroristi carmati e attacchi israeliani
È uscito il nuovo romanzo di Max Adler per la casa editrice Nomade Psichico. L'ultima domenica di Settembre, nell'uggia della Bassa Padana, abbiamo incontrato l'autore in una bettola di Carpi: Adler esce dalla nebbia e ci viene incontro in una cornice surreale. Ogni parola diventa una pietra.
D: Adler, dopo "La Cella di Eva", un romanzo dedicato alla Berlino nazista, con "Ti amo Hamid" ti sei spostato nel mondo arabo, come mai?
R: La suggestione è nata già alcuni anni fa, e direi che non mi sono sbagliato. La fonte è la sapienza dei testi sacri del Vicino Oriente: il sufismo e le eresie islamiche, e ancor prima la gnosi... Ho frullato il tutto in una Bagdad anno mille e nel contempo post-industriale, attaccata su due fronti da americani-israeliti e dai terroristi carmati.
D: Tutto molto attuale e anche un po' caotico...
R: Non direi, nei suoi tratti lo sfondo è lineare, con la storia di un personaggio realmente vissuto, il sufi ibn Mansur al-Hallaj. Storicamente, questo mistico è stato giustiziato a Bagdad nel 927 dopo Cristo. Nel mio romanzo, durante l'esecuzione qualcosa non funziona e qualcuno dice che al-Hallaj sia vivo. Infatti si innamora, di Dio e di Laura.
D: Dei terroristi carmati si sono interessati grandi scrittori quali William Burroughs e Hakim Bey.
R: In effetti, devo a loro intuizioni decisive. Il fenomeno dei carmati attira molto perché è assai ambiguo.
D: Alcuni dicono che anche tu sei ambiguo.
R: Constatazione banale. D'altra parte schierarmi con questo Occidente popolato da coglioni non mi interessa. Il mondo arabo e l'Islam sono un mondo assai frammentato, diviso. Le fazioni animate da un vero senso di libertà hanno dato molto in termini filosofici e umani.
D: La tua opera narrativa è saldamente legata alla casa editrice Nomade Psichico. Lo sarà anche in futuro?
R: Credo proprio di sì. Con Nomade esiste un progetto di attacco nei confronti delle major della cultura. Vorrei dire ai ragazzi che scrivono che leccare il culo alle grandi case editrici italiane non serve a nulla e diviene controproducente. Nel nostro Paese pochi stanno aprendo gli occhi, ma anche questo non mi importa.
Da Stradanove.net, 3/10/2001
La cella di Eva
Nomade Psichico (1999)
"Allora demente, ci suicidiamo o no?"
Premessa
Ho tra le mani questo piccolo volumetto arrivato pochi giorni fa per posta e devo dire che già dall'aspetto mi incuriosisce molto. Qui al Bloom, abituati a ricevere cd promozionali è stato scambiato per via del suo formato per uno dei tanti demo che ci vengono spediti da tutta Italia.
Ma per sua e nostra fortuna non è un prodotto di scantinato come quelli di cui sopra!
Il libro di cui parlo è "La cella di Eva" di Max Adler, pubblicato nel 1999 dalle Edizioni Nomade Psichico, di cui l'autore è anche editor. Per comprendere questo testo, che penso rispecchi in pieno le intenzioni dei suoi editori, bisogna innanzitutto accostarsi al progetto "Nomade Psichico".
Come si evince dal sito www.nomadepsichico.it il fil rouge che accomuna tutti i titoli pubblicati è l'esplorazione della triade Tradizione Cultura Pop Innovazione. Ciò si mostra in ogni aspetto del testo e prende forma nell'insolito formato cd dei libri stessi, nelle copertine molto curate e poco letterarie e nella scelta di temi di esplorazione. Il viaggio in cui gli autori ci conducono è un reale con il punto interrogativo o piuttosto è un irreale così realistico da essere più vero del vero.
Il testo che ho tra le mani piacerebbe di sicuro a Jean Baudrillard proprio per questo suo aspetto percettivamente visionario, per la tangibilità delle assurdità che vi si trovano e per la fisicità degli spazi senza dimensione in esso contenuti.
"La cella di Eva" la cui protagonista è Eva Braunn, amante e sposa di Adolf Hitler è un testo che spiazza. I giorni che fanno da sfondo al racconto sono gli ultimi del Reich, quelli in cui il Fuhrer passa all'Obersalzberg il suo periodo di quiete prima della tempesta e prima del suicidio nel suo bunker berlinese. Ma Hitler è un pretesto, un'icona pop talmente demente da sembrare una parodia di se stesso, quasi fosse stato sostituito da uno dei suoi sosia.
La protagonista è Eva, la madre di tutti, la gran puttana, la tessitrice di cuori è lei. Ed Eva ha tutte le caratteristiche per esserlo: Eva è ammaliante, Eva è erotica, Eva è mistica.
Una classificazione del romanzo sarebbe inutile ed ingiusta per il talento di Adler che gioca con tempi, spazi e personaggi in un crescendo davvero iconoclasta, trasversale e surrealmente anche esilarante. Appena ingranato con i surreali meccanismi della sua scrittura, il testo scorre sempre meglio ed anzi migliora con il suo procedere, stupendo con trovate sempre più "scorrette" e geniali.
Leggendo un'intervista con l'autore trovata in rete scopro che egli è stato tacciato proprio per la sua "scorrettezza". La risposta è laconica e suona più o meno così: "non m'interessa aver a che fare con questo Occidente pieno di coglioni". Effettivamente, scrivere un romanzo dissacrando personaggi come quelli coinvolti ne "La cella di Eva" può essere rischioso e scomodo, ma Adler schiva queste insidie con una posizione trasversale a mio parere non criticabile.
Dagli editori questo suo stile viene definito come "Sufismo Pop" e se proprio è necessaria una definizione direi che questa è abbastanza azzeccata. Nei passaggi migliori la lettura de "La cella di Eva", mi ha personalmente ricordato il più stralunato Viktor Pelevin, tra vuoto e mistica, con un'ironia al di là di ogni classificazione. Imperdibile in tal senso sono le chiacchierate telefoniche tra Hitler e Stalin oppure il Fuhrer che litiga in un ristorante cinese ed ordina la pizza al Prontopizza.
Personaggi e racconto interagiscono come interferenze televisive, il tutto in una fisicitagrave; erotica, o meglio decisamente pornografica, irresistibile. La presenza continua del sesso, che sublima sempre in situazioni fuori norma sono l'assoluto tocco pop dell'autore, una realtà così dissacrante che a tratti diventa esilarante: Eva Braunn intenta a farsi possedere da due soldati e chiede loro di coordinarsi, il tutto in un caotico orgiastico bunker nel quale si ripensa a Berlino, alla Storia, alla fuga, al suicidio: è semplicemente da leggere.
Per tentarvi vi riporto un breve estratto, scelto tra quelli che mi sono più piaciuti. La scena si svolge nel bunker di Hitler e d alcuni dei gerarchi gli hanno appena sparato. Bormann si rivolge ad un morente Fuhrer e gli dice:
- Allora demente, ci suicidiamo o no?
- Farai molti soldi con le mie foto, anche dopo la guerra.
- Sì e pubblicherò anche 45 giri punk-oi nazisti, e allora?
Adolf sbadiglia
- Cosaaa? Hai fatto tutto questo casino in questi anni e adesso ti addormenti?
Sorriso umile, si piega un po'. Er Wolf si addormenta sulla spalla di Martin. Sogna il piccolo paese di montagna dove è nato, ai confini con l'Austria. La fontana ghiacciata, in mezzo alla piazza, Heidi e i pedofili.
Muore per arresto cardiaco, Bormann bestemmia. Voleva venderlo vivo ai collezionisti giapponesi.
Da Bloomriot.org, aprile 2003